Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

I FIORETTI
Capitolo I
Capitolo II
Capitolo III
Capitolo IV
Capitolo V
Capitolo VI
Capitolo VII 
Capitolo VIII
Capitolo IX 
Capitolo X
Capitolo XI 
Capitolo XII
Capitolo XIII 
Capitolo XIV 
Capitolo XV 
Capitolo XVI 
Capitolo XVII 
Capitolo XVIII 
Capitolo XIX 
Capitolo XX 
Capitolo XXI 
Capitolo XXII 
Capitolo XXIII 
Capitolo XXIV 
Capitolo XXV 
Capitolo XXVI 
Capitolo XXVII 
Capitolo XXVIII 
Capitolo XIX 
Capitolo XXX 
Capitolo XXXI 
Capitolo XXXII 
Capitolo XXXIII 
Capitolo XXXIV 
Capitolo XXXV 
Capitolo XXXVI 
Capitolo XXXVII 
Capitolo XXXVIII 
Capitolo XXXIX 
Capitolo XL 
Capitolo XLI 
Capitolo XLII 
Capitolo XLIII 
Capitolo XLIV 
Capitolo XLV 
Capitolo XLVI 
Capitolo XLVII 
Capitolo XLVIII 
Capitolo XLIX 
Capitolo L 
Capitolo LI 
Capitolo LII 
Capitolo LIII 
Fioretti: CAPITOLO XI

CAPITOLO XI

Come santo Francesco fece aggirare intorno
intorno più volte frate Masseo, e poi n’ando a Siena.

Andando un dì santo Francesco per cammino con frate Masseo, il detto frate Masseo andava un po’ innanzi; e giungendo a un trivio di via, per lo quale si potea andare a Fi- renze, a Siena e Arezzo, disse frate Masseo: «Padre, per quale via dobbiamo noi andare?». Risponde santo Francesco: «Per quella che Iddio vorrà».
Disse frate Masseo: «E come potremo noi sapere la volontà di Dio?». Risponde santo Francesco: «Al segnale ch’io ti mostrerò; onde io ti comando per lo merito della santa obbidienza, che in questo trivio, nello luogo ove tu tieni i piedi, t’aggiri intorno, intorno, come fanno i fanciulli, e non ristare di volgerti s’io non tel dico». Allora frate Masseo incominciò a volgersi in giro; e tanto si volse, che per la vertigine del capo, la quale si suole generare per cotale girare, egli cadde più volte in terra; ma non dicendogli santo Francesco che ristesse, ed egli volendo fedelemente ubbidire, si rizzava. Alla fine, quando si volgeva forte, disse santo Francesco: «Sta’ fermo e non ti muovere». Ed egli stette; e santo Francesco il demanda: «Inverso che parte tieni la faccia?». Risponde frate Masseo: «Inverso Siena». Disse santo Francesco: « Quella è la via per la quale Iddio vuole che noi andiamo».
Andando per quella via, frate Masseo fortemente si maravigliò di quello che santo Francesco gli avea fatto fare, come fanciulli, dinanzi a’ secolari che passavano; nondimeno per riverenza non ardiva di dire niente al padre santo.
Appressandosi a Siena, il popolo della città udì dello avvenimento del santo, e fecionglisi incontro e per divozione il portarono lui e ‘l compagno insino al vescovado, che non toccò niente terra co’ piedi. In quell’ora alquanti uomini di Siena combatteano insieme, e già n’erano morti due di loro; giungendo ivi, santo Francesco predicò loro sì divotamente e sì santamente, che li ridusse tutti quanti a pace e grande umiltà e concordia insieme. Per la qual cosa, udendo il Vescovo di Siena quella santa operazione ch’avea fatta santo Francesco, lo ‘nvitò a casa, e ricevettelo con grandissimo onore quel dì e anche la notte. E la mattina seguente santo Francesco, vero umile, il quale nelle sue operazioni non cercava se non la gloria di Dio, si levò per tempo col suo compagno, e partissi sanza saputa del Vescovo.
Di che il detto frate Masseo andava mormorando tra se medesimo, per la via, dicendo: «Che è quello ch’ha fatto questo buono uomo? Me fece aggirare come uno fanciullo, e al vescovo, che gli ha fatto tanto onore, non ha detto pure una buona parola, né ringraziatolo». E parea a frate Masseo che santo Francesco si fusse portato così indiscretamente. Ma poi per divina ispirazione, ritornando in se medesimo e riprendendosi, disse fra suo cuore: «Frate Masseo, tu se’ troppo superbo, il quale giudichi l’opere divine, e se’ degno dello ‘nferno per la tua indiscreta superbia: imperò che nel dì di ieri frate Francesco sì fece sì sante operazioni, che se le avesse fatte l’Agnolo di Dio, non sarebbono state più maravigliose. Onde se ti comandasse che gittassi le pietre, sì lo doveresti fare e ubbidirlo, che ciò ch’egli ha fatto in questa via è proceduto dall’operazione divina, siccome si dimostra nel buono fine ch’è seguito; però che s’e’ non avesse rappacificati coloro che combattevano insieme, non solamente molti corpi, come già aveano cominciato, sarebbero istati morti di coltello, ma eziandio molte anime il diavolo arebbe tratte allo ‘nferno. E pero tu se’ stoltissimo e superbo, che mormori di quello che manifestamente procede dalla volontà di Dio».
E tutte queste cose che dicea frate Masseo nel cuore suo, andando innanzi, furono da Dio rivelate a santo Francesco. Onde appressandosi santo Francesco a lui disse così: «A quelle cose che tu pensi ora t’attieni, pero ch’elle sono buone e utili e da Dio spirate; ma la prima mormorazione che tu facevi era cieca e vana e superba e futti messa nell’animo dal demonio». Allora frate Masseo chiaramente s’avvide che santo Francesco sapea li secreti del suo cuore, e certamente comprese che lo spirito della divina Sapienza dirizzava in tutti i suoi atti il padre santo.
A laude di Gesü Cristo e del poverello Francesco. Amen.



 
 



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